La dottoressa Lucia Prandi, responsabile degli scavi in Piazza Mazzini, fa il punto sull'andamento dei lavori

 

Lo scavo di piazza Rocca si è reso necessario in seguito al rinvenimento, durante i lavori per la costruzione del parcheggio sotterraneo, di alcune emergenze archeologiche; grazie all’impegno e alla disponibilità dei volontari del Gruppo Archeologico Caninese, quello che sembrava uno scomodo intralcio per la vita del paese si sta invece rivelando un’occasione unica per la conoscenza dell’assetto topografico della parte più antica del paese, restituendo inoltre migliaia di reperti, che, dopo l’auspicabile restauro, potranno costituire un patrimonio prezioso per un museo locale che ricostruisca la vita quotidiana degli abitanti di Canino tra il XIV e il XIX secolo.
L’indagine archeologica, tuttora in corso, interessa una superficie superiore ai 900 m ², andando così a costituire uno degli scavi più ampi mai realizzati all’interno di un centro abitato dell’alto Lazio. La piazza, come è noto, è stata realizzata all’epoca di Luciano Bonaparte, che rase al suolo i vecchi edifici che si trovavano in questa zona. E’ stato quindi possibile indagare e riconoscere, al di sotto del consistente strato di interro attribuibile proprio all’azione del Principe di Canino, un contesto archeologico che dal XIV secolo arriva fino agli inizi del XIX.
Sono state dunque individuate ben 11 fosse scavate nel banco tufaceo, con imboccatura circolare e profilo a fiasca, profonde tra 1,20 e 3,00 m circa; alcune sono intonacate internamente, e avevano probabilmente, nel basso medioevo, la funzione di silos sotterranei per la conservazione delle granaglie.
In seguito, tra il XIV e il XVII secolo tutte le fosse sono state riempite con materiali di scarico, fenomeno frequente e riscontrabile anche nei vicini centri dell’alto Lazio. Lo scavo di questi "butti" ha restituito diverse migliaia di frammenti ceramici, molti dei quali riconducibili a forme intere, moltissimi oggetti metallici di uso quotidiano (lucerne, coltelli, attrezzi agricoli, finimenti di bardatura, serrature) numerose monete (tra cui almeno tre attribuibili alla zecca farnesiana della vicina città di Castro)e frammenti vitrei, alcuni oggetti identificati come giocattoli (fischietti in ceramica, micro-vasetti), oltre che centinaia di frammenti ossei animali, resti dei pasti consumati dai caninesi di qualche centinaio di anni fa.
Un’analisi di tali resti potrà fornirci uno spaccato piuttosto dettagliato delle abitudini, dei gusti alimentari, dei rapporti commerciali con l’esterno, e delle attività praticate a Canino tra XV e XVII secolo. Lo scavo ha poi messo in luce, nella parte centrale della piazza, una struttura rettangolare scavata nel tufo, probabilmente una cantina, abbandonata intorno al XVI secolo, dato che si recupera dalla presenza di ceramica di quest’epoca dagli strati che la riempivano.
Nell’angolo sud-orientale dello scavo abbiamo invece messo in luce, nelle ultime settimane, un’altra struttura, dall’interpretazione meno ovvia. Sicuramente siamo di fronte ad un ambiente in cui si lavorava artigianalmente qualcosa, forse un mattatoio, o un torchio per l’uva, un mulino, o, ipotesi che sembra più verosimile, ad un frantoio per l’olio.
Negli ultimi giorni poi si sono individuati due ambienti sotterranei, comunicanti tra loro con una lunga scalinata scavata nel tufo, di cui si era persa la memoria fin da quando Luciano Bonaparte realizzò la piazza; all’interno, ancora da indagare, sono state trovate due monete settecentesche. Lo scavo dovrebbe proseguire fino alla completa messa in luce di tutte le preesistenze archeologiche; spetterà poi alla Soprintendenza, in accordo col Comune, la decisione della sistemazione definitiva dell’area e dei reperti rinvenuti.

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