Faleri(241 a.c.) e Volsini(265 a.c.), due citta’ ricostruite dai romani, ma c’e’ qualcosa nello schema urbanistico che le rende differenti, le mura??!!

Contributo per una riflessione e ricerca sull'antica citta' etrusca di Velzna

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Foto 1 -l'impianto urbanistico delle mura difensive di Volsini-Velzna-Bolsena, elaborato dall'architetto Fabiano T. Zeni Buchicchio,anni 80-90 in base agli scavi eseguiti dall'archeologo francese Raymond Bloch

 

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Foto 2 rilievo delle mura della città di Bolsena, in riferimento alle ultime scoperte archeologiche, anni 2000, relative alle mura in località la peschiera vicino al porto: A=città romana di Volsini; B impianto urbanistico di Bolsena odierna, espansione della città fino al periodo anni 90; C=località Mozzetta di Vietena quota 620 metri slm; n° 1 =Porto nel periodo etrusco livello più basso delle mura 315 metri slm; n°2= Fontana di San Rocco e relativa sorgente di 15-20 litri; n°3 Fosso del Capretto parete OVEST;n°4 Fosso brutto parete EST;

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Foto 3 - Planimetria di Falerii Novi

 

Sono le planimetrie di due città, la foto 3 è riferita a Faleri Novi (edificata dopo la distruzione a opera dei romani della città etrusca di Faleri (l'odierna Civitacastellana distrutta nel 241 a.C.), le foto 1 e 2 riguardano la città e le mura riportate in planimetria di Volsini-Bolsena ditrutta nel 265 a.C.). Come si vede sono due tipi di concezione urbanistica molto diverse. La Faleri Novi sembra proprio una città fortezza, la cintura urbica, avente come perimetro di poco più di 2 km., cinge tutte le abitazioni e nient'altro su un’area di 27 ettari. La Volsini (Bolsena), ha un perimetro molto maggiore di circa 9 km. e ha un forma molto diversa e ingloba dentro il suo perimetro anche terreni agricoli, su una superficie di oltre 70 ettari. Partendo, da uno studio pubblicato nel 2005 relativo agli atti di un convegno sul tema “La città murata in Etruria” redatto dall’archeologo Paul Fontaine, sono nate delle osservazioni e delle valutazioni interpretative in merito alla descrizione urbanistica di questi due abitati. L’archeologo Fontaine nelle pagine 206-207, riporta una delle tecniche di costruzione delle mura difensive Etrusche e scrive così: “…Non è utile dileguarsi su un fatto ben noto, vale a dire le notevoli differenze di superficie inglobata tra metropoli, come Veio (190 ettari) e Perugia (32 ettari)…”, anche se la superficie urbana di Perugia non era tutta di case e strade. Lo studioso continua con il suo scritto: “…Vorrei piuttosto fermarmi sulla forma delle piante (urbanistiche) estremamente diverse ed irregolari. Nel suo famoso “Atlante dei siti antichi scomparsi”, pubblicato trent’anni fa, Giulio Schmiedt insisteva, a proposito degli Etruschi, sull’importanza capitale, nel fissare il tracciato delle mura, delle difese naturali: in altre parole, fu il ciglio tattico a guidare l’impianto delle mura…”. Se confrontiamo i due impianti si rimarcano delle sostanziali differenze, quello di Faleri è un unico corpo di un progetto urbanistico, realizzare una città fortificata, forse l’ipotesi è quella di controllare popolazione sconfitta dell’antica Faleri etrusca ed esiliata. L’impianto urbanistico di Volsini presenta delle valutazioni urbanistiche progettuali molto diverse da quello di Faleri Novi, Volsini è quella che denota delle anomalie. Se consideriamo l’osservazione dell’archeologo Fontaine e il criterio delle sue valutazioni tecniche di come gli Etruschi avevano un concreto concetto urbanistico su come realizzare un impianto urbanistico di una città lo ritroviamo esplicitamente a Volsini. Il suo tracciato relativo alle mura difensive è la conferma e la certezza pratica della valutazioni dell’archeologo Fontaine. Il continua nel suo saggio portando alcuni esempi di città etrusche come Cerveteri e Veio. Dove rimarca che le mura di queste città si integrano con in fronte delle scogliere tufacee aumentando la loro altezza, cioè lo loro possente difesa. Nello scritto l’archeologo non cita minimamente Bolsena (Volsini), il motivo è intuibile, non sono opere di ingegneria urbanistica etrusca, ma risalenti nel periodo della fondazione della città della Volsini romana risalenti fine III-II secolo a.C. Forse con questa imposizione e impostazione storica del mondo accademico italiano, potrebbe aver influito a non valutare una interessante ricerca sulle mura urbiche di Bolsena da parte dello studioso Fontaine. Invece, la realtà è sul luogo, ancora è presente ed è ancora fonte di una rivisitazione storica proprio delle mura, andando a vederle con un spirito critico ma senza preconcetti e pregiudizi purtroppo ancora presenti in diversi archeologi italiani. Come di vede, l’impianto delle mura difensive di Volsini-Bolsena ha un certo andamento della cresta di una valle, esattamente sono proprio posizionate lungo due corsi d’acqua, chiamati localmente “fosso brutto” da un lato e “fosso del capretto” l’altro. L’andamento preciso delle mura di Volsini non è altro la conferma delle osservazioni rimarcate dall’archeologo Fontaine, prima sopra indicate. Inoltre l’estensore del saggio continua con degli esempi pratici facendo riferimento ad alcune città Etrusche come Vulci, Cerveteri, Veio,Volterra. Proprio su questa città Etrusca, cita l’andamento delle mura e scrive a pagina 209: “…A Volterra, come giustamente osservato dalla Pasquinucci, (M.Pasquinucci, S. Menchelli , “Le mura etrusche di Volterra”), le mura ellenistiche , che si allargano notevolmente lo spazio urbano, scendono in valle, per garantire il controllo di sorgenti…”. Questa citazione è praticamente identica alle mura di Volsini-Bolsena, la quali, scendono a valle, dal punto più alto (quota 620 metri slm Mozzetta di Vietena),fino ad arrivare al porto sul lago a quota 315 metri), sviluppando un tratto lungo di circa 2,5 km di lunghezza. Ebbene all’interno delle mura difensive di Bolsena-Volsini, vi sono diverse sorgenti naturali, almeno tre, di cui la più grande, oggi è rappresentata dalla Fontana di Sa Rocco con ben 15-20 litri secondo. L’osservazione prodotta dagli estensori del libro sulle mura etrusche di Volterra, riportata dall’archeologo Fontaine, ci fa ricordare una frase dello storico bizantino Giovanni Zonara, il quale descrive in un passaggio relativo alla resa della città etrusca di Velzna, egli il Zonara ci informa che la città si arrese dopo un lungo assedio per fame. Questa citazione non fa altro dare conferma della esigenza di proteggere dentro le mura di una città delle risorse idriche. La resa di quella città non fu per sete, ma per fame, in quanto si vede che ne era provvista. Riscrivendo l’interpretazione del disegno urbanistico di Volsini-Bolsena emergono delle precisazioni tra le quali cinta muraria difensiva e struttura urbanistica della città romana, sono due opere diverse e realizzate in epoche diverse.

CONSIDERAZIONI FINALI

Il saggio dell’archeologo Paul Fontaine, traccia una analisi sui diversi siti relativi alla città fortificate etrusche tra cui non cita due città Bolsena e Orvieto. Per Bolsena, intuibile, perchè il mondo accademico le ha considerate opere non etrusche ma bensì di fattura e origine esclusivamente “romane” . Per Orvieto, è molto intuibile in quanto non esistono mura etrusche difensive. Però lo scritto del Fontaine, meritevole di squisiti riferimenti sulle diverse modalità di costruzione difensive etrusche andando a elencare un diverso ventaglio di esempi dal VII secolo fino al periodo ellenistico del IV secolo, mi fa sorgere un dubbio. Perché la struttura urbanistica di Bolsena (quella rimasta cioè le mura difensive), non viene indicata nel saggio dell'archeologo Fontaine perchè non suscita nessun interesse di ricerca in campo etrusco? Io penso che non gli è sfuggita ma potrebbe essere stato “costretto” a non parlarne di proposito, andando a rimorchio del pensiero accademico. Eppure le mura difensive di Bolsena presentano tutte le caratteristiche elencate Fontaine. Allora potrebbe essere stato così per Bolsena, una volta distrutta la città Etrusca, dopo diversi anni, quel sito è stato un sorta idonea per riedificare la città romana di Volsini, lasciando stare le sue mura difensive in quanto erano inutili e non necessarie. Perché si vede molto bene dalle cartine urbanistiche di Bolsena, una grande superficie di circa 75 ettari delimitata da un tratto di mura che costeggia due fossi per circa 2 km., per poi realizzare alla fine una città occupando solo 10-15 ettari di espansione, nascono dei motivati dubbi. Invece la considerazione più vicina alla realtà l’ha dimostrata la ricerca di Fontaine, perché le mura di Bolsena hanno tutte le caratteristiche tecniche di costruzione Etrusche e questa viene rimarcata ancor di più con la veduta della città Fortificata di Faleri Novi. Invece l’impianto urbanistico della Volsini Romana eseguito in epoca successiva rispetto alle mura le quali già esistevano, ruderi di una città distrutta. L'orientamento delle mura Etrusche di Bolsena, si presentano così: a EST corrono lungo le pareti del fosso Brutto con il suo ponte modellato sul tufo chiamato localmente "ponte sodo", a OVEST dal fosso del Capretto con il suo ponte chiamato localmente "del diavolo" modellato nel tufo. Poi i tratti NORD riguardano il punto più alto con il nome Mozzeta di Vietena (620 mt.slm) a SUD il porto sul lago. Le mura urbiche di Volsini-Bolsena erano già presenti, quando iniziarono a costruire la città romana di Volsini, lequali potevano ospitare una importante città etrusca data la dimensione di queste mura e l’area in essa inserita, poteva essere Salpinuim,?Trossolum? o l’antica Velzna che romani chiamavano “Volsinii o Volsinios”??!!

 

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