Il Sacro Sepolcro di Acquapendente: culto del sole, del toro e del solco dritto

Scritto da Luigi Catena Visite: 284
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Partendo da alcune considerazioni legate al S.S. Sepolcro di Acquapendente è forse possibile trovare un ulteriore filo conduttore per ribadire la centralità dell'area del Lago di Bolsena per la cultura degli Etruschi e la loro religione.

Un'interessante ricerca, relativa alla struttura templare del Duomo di Acquapendente, il famoso Santissimo Sepolcro risalente al IX secolo dopo Cristo, sviluppata dall’architetto e ricercatore Renzo Chiovelli (Docente di Storia dell’Architettura medioevale, presso la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università degli della Tuscia), apre nuovi orizzonti sui rituali pagani in tutto il territorio dell’alto viterbese. I suoi scritti, saggi, pubblicazioni di libri e diverse relazioni e comunicazioni in convegni e riviste specializzate, hanno sicuramente contribuito alla scoperta di questo antichissimo tempio pagano sulla sponda del torrente “Quintaluna”. La struttura si trova sulla Cassia appena usciti da Acquapendente, andando verso il lago di Bolsena.


Mi ha sorpreso uno degli ultimi saggi relativi alla storia di questo edificio sacro. Si tratta di un breve scritto che riporta degli importanti riferimenti storiografici relativi alla vita di questo edificio templare. La curiosità nasce dal titolo del saggio “Da tempio del Sole a “memoria” del Santo Sepolcro”; Bene nello scorrere delle parole, l’architetto si sofferma in particolar modo su un inedito scritto di Miroclete Nardelli, del 1844. Nel testo del Nardelli arricchito da Antonio Poponi, altro storico acquesiano, nel capitolo relativo ad Acquapendente, “Dalla sua fondazione fino alla durata del dominio etrusco”, parla di un antichissimo rituale pagano. Cosa descrive il Nardelli….””all’entrare del sole in toro…in onore del sole,onde ottenere tempi propizi per ogni genere di raccolti, sacrificando al sole tori e bovi”. Ulteriori riferimenti relativi al tempio eretto nel periodo pagano(etrusco), sono presenti nello scritto del Nardelli, alcune citazioni: ”Oltre di monumenti etruschi del tempio vi sono altri avanzi di fabbrica etrusca diruta e collocati a capriccio nei muri esterni della nuova chiesa (S.S. Sepolcro)” continua lo scritto e poi si sofferma descrivendo..”vi sono diverse teste di toro simili a quelle già descritte . Vi sono ancora due grossi tori in pietra, guasti dal tempo e dall’ingiurie, i quali erano stati collocati lateralmente alla porta della Chiesa, che con vandalico barbarismo furono gettati nei fondamenti della Chiesa”.

Un altro interessante scritto è il famoso libro “Croniche di Acquapendente” di Pietro Paolo Biondi, pubblicato dalla biblioteca comunale di Acquapendente del 1984. Il Biondi, notaio in Acquapendente, scrisse questo volume nel finire del XVI secolo e raccoglie diverse notizie e fatti storici di questa cittadina. A pagina XLII cita l’origine pagana della festa più famosa in Acquapendente, quando il sole esce dalla costellazione dell’ariete ed entra in quella del toro ( tra la seconda domenica di aprile per poi uscirne dalla costellazione del toro un mese prima nel solstizio estivo 21-24 giugno, esattamente a il 21 di maggio). Cosa si faceva in occasione di questa festa? Veniva sacrificato un toro o un bue per impetrare la fecondità della terra. Così come riportato in diversi scritti riferiti alla festività più importante ad Acquapendente vale a dire il 14 di maggio la festa della Madonna del fiore, che era anche la festa dei gioghi “bubezi”. In quell’occasione vi era la famosa caccia al toro. Rinchiusi in un recinto nella piazza principale di Acquapendente in quel giorno venivano portati al sacrificio e le loro carni offerte alla popolazione.

Ebbene non si ripeteva altro che un antico rito pagano come descrivono diversi storici, tra cui Cesare Orlandi nel suo volume sulle notizie sacre e profane delle città d’Italia, libro stampato del 1770.In questo testo descrive come in Acquapendente con particolare solennità si celebravano le feste in onore al Sole con il sacrificio di diversi tori come già indicato da Giovanni Caramanio (Joannis Caramanius lib.4 de Antiquitatibus Urbium). Il Caramanio fa menzione di tali solenni feste ricordando Apollodoro nel suo libr.5 “ De cultu priscorum Deorum .cap. 20”. Descrive come il nome di Acquapedente derivi dalla ricchezza delle sue acque e come queste popolazioni venissero chiamate “Popoli Taurini”,per i sacrifici dei Tori che si facevano in onore al Sole.

Queste notizie di feste e ricorrenze di riti prima pagani e poi rivisitati nel cristianesimo demarcano in maniera sostanziale, un forte potenziale di ritualità nell'alto viterbese soprattutto nell’area del lago di Bolsena. Riti e feste legate essenzialmente alla fertilità della terra, alla fecondità e ai suoi prodotti. Se prendiamo una cartina geografica di detto territorio e ne guardiamo scrupolosamente i rituali praticati, ne viene fuori un disegno così riccamente sacro da connettersi molto bene alla pratica del rito-spettacolo-festa che il popolo etrusco praticava nel loro spazio più sacro che è il Fanum Voltumnae. Questo aspetto legato ad un motivo essenzialmente religioso non può più sfuggire a chi cerca di capire che cosa festeggiavano gli etruschi nel loro luogo sacro.

Una prima considerazione: la stesura del calendario sacro e agrario che il popolo etrusco aveva, come si articolava, come veniva scadenzato, che festività o avvenimenti importanti venivano rimarcati, ricordati e festeggiati. Rispetto al calendario cristiano è molto diverso, in quanto questo è redatto in modo che ogni giorno deve ricordare una festa di santo; quello etrusco si basava su un motivo principe diverso, legato alla conoscenza della volta celeste. Il concetto va sviluppato, su questo ordine di pensiero: il tempo, il suo ciclo, la sua durata, i sui ritmi, gli astri, le costellazioni i suoi movimenti legati ai ritmi del sole e della luna, erano già scritto nel “cielo”.

Come per il popolo sumero per cui la divinità femminile legata alla misurazione del tempo e alla fertilità della terra era la dea Nisaba. Dea raffigurata con un libro sulle ginocchia in cui era riportata tutta la volta celeste, e che misurava il tempo segnando i cicli lunari, su una corda facendo dei nodi, i quali non si scioglievano mai. In mano aveva uno stilo scrittorium e su un'altra delle spighe di grano. Questa descrizione ci porta indietro 2000 a.c. Nel mondo etrusco c’è una divinità simile alla dea Nisaba. La divinità etrusca è Norzia, nome romanizzato, che loro stessi chiamarono “fortuna”, aveva diversi templi nel territorio etrusco, ma uno era particolarmente importante, quello edificato a Bolsena, dove ogni anno nel tempio a lei dedicato veniva infisso un chiodo per segnare il tempo.

Norzia,viene rappresentata con una cornucopia in mano, simbolo dei frutti della terra, con sopra una falce lunare, con un timone inteso dirige la buona e la cattiva sorte delle persone e in altre raffigurazioni con un globo sotto i piedi o una stella, con un astro simile ad uno strumento per misurare il tempo. (architetto Bupal o del VI secolo a.C.Smirne).
Però l’elemento più importante è quello relativo alla misurazione del tempo di cui ho già parlato in altri scritti pubblicati su questo blog. Interessante ricordare anche che a Roma, nel periodo nel VI sec. a.C., sotto il re Servio Tullio veniva festeggiata il 21 giugno con una solenne cerimonia la ricorrenza della dea “Fors Fortuna” equivalente alla dea Etrusca Norzia.

In Mesopotamia, nello stesso giorno del 21 giugno veniva festeggiato il matrimonio tra il sole e la luna. Coincidenze, o semplici ed insignificanti combinazioni? Eppure qualcosa di concreto c’è, e vorrei riportare il discorso sul piano elaborativo iniziale. Parlavo della stesura del calendario etrusco, dato che un calendario si costruisce su delle ricorrenze. Nel caso etrusco le ricorrenze erano tutte già iscritte nella volta celeste, perché è lì che nasce il calendario, in quanto è lì che vi dimorano le divinità celesti che “creano” il tempo sacro, è in questa grande dimora che poi risiedono la maggiori divinità di tutto il mondo arcaico pre-etrusco ed etrusco. Quindi il tempo deve essere solamente misurato, non fermato, ma iscritto, ricordato, segnato. Le feste, le ricorrenze, i riti, le cerimonie sacre non sono altro che la messa in pratica dello scorrere del tempo. Le stagioni, gli equinozi, i solstizi, le stagioni, la semina, il raccolto, non sono altro che delle tappe dello scorrere del tempo. Allora, il rito pagano celebrato nel tempio di Acquapedente è un esempio di un grande appuntamento legato a festeggiare, ricordare qualcosa che annualmente avveniva.

Il 14 di maggio è una delle tappe sacre per il popolo etrusco antecedente al grande rituale del solstizio estivo del 21-24 giugno. Il 14 maggio è un grande avvenimento: il sole entra nella costellazione del toro per poi uscirne il 21 giugno nel solstizio estivo. Diverse cerimonie religiose, si svolgono nell’area dell’alto viterbese il giorno del 14 di maggio, siano esse feste mariane o di altri santi comunque tutti collegate al culto della terra. Il 14 maggio c'è la festa della “barabbata” a Marta, il 14 maggio la festa della Madonna del Fiore ad Acquapedente, a Fastello (fraz.di Viterbo) festa di Sant’Isidoro (protettore dei Bifolchi), il 14 di Maggio festa ad Allerona, il 14 di maggio festa a Latera per S. Isidoro, sempre un rito sacro agrario.

Solco dritto e giochi di bubezii
Oltre alle rappresentazioni sopra elencate c’è un ulteriore rito, quello legato alla tiratura del solco diritto che si svolge anche a Marta e Fastello. Anche questo evento non può passare come un fatto di folclore, ma come un rito, una volta era legato al culto Acquesiano. Lo storico Pietro Paolo Biondi nel libro “Croniche di Acquapendente”, riporta che il 14 di maggio c’era una antichissima festa durante la quale un bue veniva portato in processione dai “bifolchi”. Uno di loro si metteva a cavallo portando un cero da donare alla Madonna. In questa occasione esisteva una “caccia al toro”, ed il Biondi riferisce la ripetizione di un antico rituale che si svolgeva con il sacrificio del toro in onore del sole. Poi nel 1567 Pio V proibì questo tipo di rito pagano.

Il Biondi fa riferimento a questa festa durante la quale si svolgevano i “giochi di Bubezii”(citazione riportata nelle pagine XXXVI; XXXVII;XLII; XLIV; 6;). Nella realtà che cosa mai poteva significare la parola “Bubezii”? Da una ricerca effettuata ho trovato delle sintonie interpretative, in quanto questo termine collima bene con “Bugize”: (colui che aggioga i buoi), e che per primo avrebbe saputo domare e aggiogare i tori e arare e coltivare i campi. Fu così l’inventore dell’aratura dei campi. Ad Atena sull’acropoli era esposto un aratro sacro. Bugize si fa risalire la legge che impediva di uccidere buoi e tori, in riconoscenza dei servizi che rendevano alla terra. Ogni aratura incominciava sempre con una preghiera alla dea delle messi.

I “bubezii” a cui fa riferimento il Biondi, potrebbero essere i famosi “bifolchi”, quindi potrebbe essere che nel mondo arcaico, la festa fosse nella realtà rivolta ai BIFOLCHI, i quali nell’antichità (periodo pre-etrusco ed etrusco, prima dell’influenza della religione romana e parte dell’ultimo periodo greco) erano una categoria legata alla attività agricola, ma con una certa specializzazione, quale l’addomesticamento e l’ammaestramento dei bovi e tori per l’agricoltura, quelli che quotidianamente erano in forte contatto soprattutto con questa specie animale. Con un certa affinità nella sfera sacra, in quanto esercitare questo tipo di mansioni poteva renderli essere simili a figure sacerdotali. (vedi il bronzetto dell’aratore ritrovato nei dintorni di Arezzo, dove nella raffigurazione bronzea la figura intenta ad arare è una figura sacerdotale).

In base a queste cose si può ipotizzare che la festa che si svolgeva ad Acquapedente non fosse altro che la ripetizione di un antico rituale agrario pagano con tutte le sue nuove interpretazioni cristiane. Ricordando quel legame di rito con il mondo etrusco, che di agricoltura, allevamento, addomesticamento, uso dell’aratro, semina e raccolto era maestro con molte pratiche fortemente esercitate nel territorio del lago di Bolsena e in tutta l’Etruria.

Bugize e Quintaluna. Importanti termini linguistici.
Ora, questo rito viene solamente indicato nel comune di Acquapendente, riferito ai giochi “bubezii”, con esplicita indicazione di una cerimonia pagana, nata nel mondo agricolo, sempre con gli stessi protagonisti: bifolchi, razza bovina, l’aratro, il rito del solco diritto, la fertilità della terra. In occasione del solco diritto ad Onano, al termine della cerimonia, il parroco benedice davanti alla madonna tutti i nuovi aratri che hanno partecipato alla tiratura del solco diritto e quelli per la lavorazione della terra. A Marta in occasione della Festa della Barabbata, (festa con radici pagane etrusche, che si svolge il 14 di Maggio, rito legato alla fertilità della terra, al ringraziamento rivolto alla Madonna del Monte, dove vengono offerti i prodotti della lavorazione dei campi e i pesci pescati nel lago di Bolsena) tra le varie categorie ci sono anche i bifolchi, e c’è anche il rito del solco diritto.

Tantissimi indizi, molte cerimonie sacre, tutte legate al filo della storia, dal filo della riproposizione di antichi riti pagani. Non può sfuggire che tutto l’areale interessato non può non essere che l’antico luogo sacro del popolo Etrusco, il fanum voltumnae, spazio rituale di estrema importanza, anzi il luogo più sacro in assoluto.

QUINTALUNA , nome del corso d’acqua.
Forse una volta era un torrente e con acqua perenne. Può sembrare un idronomo di difficile interpretazione. Alcune interpretazioni lo hanno collegato al tempo necessario per andare a piedi a Roma, circa 5 giorni di luna. Invece c’è una elaborazione più vicina alla realtà. Il torrente Quintaluna era quel corso d’acqua che riceveva il sangue dei tori sacrificati in virtù di un rito legato anche alla fertilità. Ora se come si è detto si tratta di un rito pagano, penso il viaggio verso Roma(via Francigena) non c'entri proprio niente.

Invece è interessante il legame tra il rito del sacrificio del toro, e il movimento del sole con la sua fuoriuscita dalla costellazione del Toro (periodo 21 aprile-21 maggio). Vale a dire, l’ultimo giorno di permanenza del sole nella costellazione del toro veniva effettuato il sacrifico e il suo sangue ricadeva nel torrente allo spuntare della quinta luna. Solo un giorno veniva fatto il rito-cerimonia e forse con un solo animale. Si poteva anche assistere al fatto che ogni delegazione delle 12 lucumonie portava in sacrificio un animale. Alla quinta luna cessava il rituale del toro e si aspettava dopo un mese il solstizio estivo.

Quando il sole usciva dalla costellazione del toro, il 21 di Maggio, dopo un mese c'era il solstizio estivo (21 giugno).Quindi dopo il forte richiamo della festa sacra legata ai bifolchi, c’era forse quella più importante legata non solo al giorno (inteso come luminosità)più lungo dell’anno, ma anche all’inizio della raccolta del grano. Festa religiosa che nel periodo etrusco era celebrata a Bolsena al tempio di Norzia, quando veniva infisso il chiodo, per poi proseguire con rito intorno alla attuale chiesa di San Giovanni Battista in Val di Lago, in cui, nel periodo cristiano, si svolgeva la festa e fiera di San Giovanni che durava 3 giorni.

Da una attenta ricerca ci sono due elementi che possono essere anche insignificanti ma che vorrei citare. Primo: la manifestazione del solco diritto. Il viterbese è la provincia italiana con la più alta venerazione di questo rito tanto da contare (censiti) 14 riti di cui: Fastello, Marta, Valentano, Gradoli, Grotte di Castro,Onano, Proceno, tutti intorno al lago di Bolsena, e questa zona ha il primato della più alta concentrazione forse a livello Europeo. Nel viterbese sempre si aggiungono Bomarzo, Canino, Fabrica di Roma,Faleria, Nepi, Tuscania e Vasanello.(cit. bibliografica Bonafede Mancini, antropologo, “La festa della Madonna Assunta di Onano” edito dal Comune di Onano 2005.

Un’altra ricerca è legata alla figura di San Giovanni Battista Evangelista. Questo santo incarna una serie di culti “pagani” come il culto del fuoco, il culto dell’acqua, il culto legato al movimento del sole, solstizi estivo (24 giugno S.G. Battista), invernale (27 dicembre S.G. Evangelista), il culto legato alla superstizione rispetto ad alcune le erbe. Intorno al lago di Bolsena esistono diversi centri abitati in cui il culto di San Giovanni Battista ed Evangelista è ben presente: Montefiascone, Marta (reliquie), Bisenzio oggi Capodimonte San Giovanni Evangelista, Isola Bisentina San Giovanni apostolo, Valentano (Battista ed Evangelista), Gradoli, Onano, Grotte di Castro (anche Evangelista), Acquapendente, San Lorenzo Nuovo, Bolsena.

In sintesi cosa si può dedurre da tutte queste notizie? Che ci sono tantissimi elementi e testimonianze che mettono in luce la centralità, per gli etruschi, di questo territorio. Territorio ancora troppo sottovalutato da buona parte del mondo accademico. C'è davvero un orizzonte vastissimo, uno spazio ideale per il coordinamento di diverse specifiche discipline, tutte utli per tracciare e riscrivere la storia del nostro territorio, areale sacro per eccellenza.

Il progetto che servirebbe sarebbe quello di raccogliere tutti gli studi elaborati in questo senso, catalogarli, censirli e diffonderli, non lasciandoli dormire in qualche polveroso scaffale. Cosa che servirebbe anche per far capire quanto il tempio etrusco di Acquapendente sia da inserire in un contesto sacrale ben più vasto e appartenente al Lago di Bolsena. Con tutte le sue testimonianze come, solo per citarne alcune, il tempio della Dea Norzia a Bolsena o quello dedicato a Minerva (probabilmente) nella Piana del Lago a Montefiascone o ancora il tempio del Monte Landro.

 

Testi consultati:
Renzo Chiovelli, Dal Tempio del Sole a memoria del Santo Sepolcro;
Pietro Paolo Biondi, Croniche di Acquapendente-1984;
Giorgio Lise, Acquapedente, 1971;
Cesare Orlandi, Delle Città d’Italia, notizie sacre e profane-1770;
Assunta Achilli, Laura Galli, I riti dell’acqua e della Terra,2006;
ORMA ( rivista di studi etnologici,storico-religiosi) n°10-2008;
Bonafede Mancini, La festa della Madonna Assunta di Onano, 2005,
A.A.V.V.,atti del convegno-Le radici della ritualità, Bacugno di Posta 2003; relazioni di B. Mancini e R.Luzi;
Romualdo Luzi, La tiratura del solco dritto nel ferragosto verentano;
Flavio Frezza, Il solco di Sant’Isidoro a Fastello,quaderni dell’eco museo della tuscia n°1-2012;
Gianfranco Spitilli, La festa di San Zopito, Edigrafital 2004;
De Santis Ricciardone, La madonna e l’aratro, Officina edizioni 1982;
Don Antonio Agostini,Le chiese di Acquapendente,1987;
Dizionario di Mitologia Greca;
Giulio Silvestrelli, Città,Castelli e Terra della Regione Romana- vol. II 1940;
Giulio Cappelletti, Le chiese d’Italia, volume quinto, 1846;
Luigi Catena, Nuova Interpretazione sulla situla di Capodimonte- Discoery Tuscia-2016;
Luigi Catena, Simboli, dee, divinità,santi per ricordare il solstizio estivo, 2016 in pubblicazione;
Tonino Pelosi, Fabio Fortunati, Ipotesi sul Fanum Voltumnae, 1998;
Quirino Galli, Miti e Leggende intorno al lago di Bolsena-199