Etruscologia: una disciplina con più di 500 anni di storia

 

Quella etrusca è stata una civiltà ricca di cultura, arte e tradizioni il cui sviluppo ha interessato vasta parte del centro Italia e alcune aree di Campania ed Emilia-Romagna a partire dal IX secolo a.C. fino al I secolo d.C. 

 

Dimenticata per diversi secoli, la civiltà etrusca iniziò a essere considerata di grande interesse a partire dal Rinascimento sotto la spinta dei Medici e i primi studi sistematici della cultura e dei ritrovamenti etruschi iniziarono a essere pubblicati a partire dal XVII secolo grazie ad archeologi italiani e stranieri. È proprio grazie a queste figure che ancora oggi possiamo visitare siti etruschi di grande valore come Populonia e conosciamo a fondo la cultura, le religione e la storia di questo popolo.

 


La nascita dell’etruscologia

 


Se oggi pensiamo alla figura dell’archeologo i primi a venirci in mente sono esploratori avventurosi protagonisti di film o videogiochi. Tra questi spicca senza dubbio Indiana Jones, personaggio principale dal 1981 di una serie di film, serie tv e libri come quelli pubblicati da Sperling & Kupfer in Italia e giochi collezionabili acquistabili su Ebay come i Funko Pop. Forse ancora più celebre è la sua controparte femminile, Lara Croft, l’archeologa inglese fatta di pixel che vanta più di vent’anni di successo e un franchise che include giochi online come la slot machine che
campeggia sulla homepage di Betway Casinò "Lara Croft: Temples and Tombs", ambientata durante una delle sue missioni, ben tre pellicole cinematografiche e diversi fumetti pubblicati da Panini Comics.

Sebbene questa idea di archeologo sia molto amata dal pubblico, nella realtà i professionisti che portano avanti studi e scavi sono figure meno appariscenti che però, grazie alla loro esperienza, capacità e intelligenza, hanno contribuito nei secoli ad ampliare le nostre conoscenze su culture più o meno conosciute. Anche il campo dell’etruscologia vanta figure di tutto rispetto che hanno iniziato a interessarsi agli etruschi a partire dal Rinascimento. La civiltà etrusca non è mai veramente caduta nell’oblio, ma fu solo a partire dagli studi del Vasari e di Leon Battista Alberti che l’architettura e l’arte etrusca iniziarono a essere esaminate e classificate. Fu però grazie a Thomas Dempster, uno studioso scozzese al servizio di Cosimo II, che nacque ufficialmente l’etruscologia in seguito alla pubblicazione tra il 1616 e il 1619 di "De Etruria Regali", libro oggi molto raro e di immenso valore reperibile solo presso gli antiquari o grazie a venditori online come IBS.
Durante il Settecento scoppiò una vera e propria etruscomania, detta anche etruscheria, che colpì molti studiosi e letterati e che, anche se non ebbe solide basi storiografiche, contribuì alla scoperta di diversi manufatti e tenne vivo l’interesse per questo popolo grazie a ricerche e discussioni dedicate in particolar modo alla lingua etrusca. Fu però a partire dalla fine del XVIII secolo che l’etruscologia prese davvero piede.




I grandi etruscologi di ieri e di oggi

 


Con la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento nacquero le prime collezioni museali dedicate agli etruschi e diversi scavi portarono alla luce siti e manufatti di immenso valore come quelli di Chiusi e Cerveteri. Tra gli studiosi o i finanziatori di scavi più celebri dell’epoca spicca senza dubbio Luciano Bonaparte, il fratello di Napoleone, che si era stabilito in pianta stabile in Italia in seguito alla Restaurazione e che contribuì ad allargare la collezione del Louvre dedicata agli etruschi e a cui
si devono gli scavi di Vulci nel territorio di Canino. Fu invece Giovanni Gozzadini, negli anni ‘50 dell’Ottocento, a scoprire i primi reperti nella provincia di Bologna della civiltà Villanoviana, considerata oggi fase iniziale della civiltà etrusca. Lo sviluppo dell’archeologia, della topografia e della classificazione e conservazione dei reperti durante l’Ottocento diede agli studiosi del secolo successivo la perfetta base per ampliare ulteriormente le conoscenze e migliorare le tecniche di scavo e di ricerca.

Negli anni ‘30 del secolo scorso nacque la cattedra di etruscologia all’Università La Sapienza di Roma, assegnata a Massimo Pallottino, archeologo romano che che diresse lo scavo durante il quale furono trovate le celebri lamine di Pyrgi e che proprio per questo ritrovamento, e per i suoi studi approfonditi, si vide assegnare nel 1982 il Premio Balzan. Gli studi di Ranuccio Bianchi Bandinelli si concentrarono invece sul rapporto tra l’arte e la cultura etrusca con quelle greche e romane. La sua storia, caratterizzata da una forte opposizione al nazi-fascimo, è stata raccontata da Enrico Caria nel film del 2016 "L’uomo che non cambiò la storia", documentario
oggi disponibile sul servizio di streaming CHILI.
La civiltà etrusca ha attirato in Italia anche moltissimi archeologi stranieri tra cui Friedhelm Prayon, che nel 2006 ha pubblicato il libro "Gli etruschi" per la casa editrice Il Mulino, Jacques Huergon, il cui amore per le civiltà italiche romane e preromane nacque da un primo interesse per la letteratura latina, e John F. Hall, i cui studi vertono sull’influenza etrusca nel mondo romano
.




La civiltà etrusca vive spesso nell’ombra della più celebre Roma, i cui reperti e la cui storia sono studiati a scuola e conosciuti in tutto il mondo. Gli etruschi contribuirono però fortemente alla formazione della cultura italiana antica e i loro lasciti artistici, linguistici e architettonici sono studiati da più di cinque secoli da archeologi e appassionati italiani e stranieri.

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