Che fine farà il Parco di Vulci?

Scritto da Giacomo Mazzuoli Visite: 989
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Giungono voci sempre più insistenti del disimpegno, da parte del comune di Montalto di Castro, nella gestione del Parco Archeologico di Vulci

La storia in breve è questa: nel 1999 i comuni di Montalto, Canino, la Regione Lazio e la Soprintendenza firmano una convenzione per la creazione e gestione del Parco Archeologico di Vulci. Fin dall’inizio si capisce che siamo di fronte ad una grande anomalia. La gestione viene affidata ad una società per azioni, la Mastarna, il cui socio di maggioranza è il comune di Montalto di Castro che impiega notevoli risorse a Vulci e vi arriva ad impiegare fino a 120 persone (quasi quanto a Pompei!), tutte rigorosamente residenti a Montalto. Il comune di Canino svolge un semplice ruolo di comparsa, l’unico beneficio è la ristrutturazione del complesso conventuale di San Francesco con la creazione del Museo della ricerca archeologica, il quale resterà però quasi sempre chiuso per mancanza di personale. Le amministrazioni comunali caninesi che si sono succedute hanno giustificato la loro impotenza in merito al parco di Vulci col detto ormai famoso: “Il comune di Montalto mette i soldi!”. Per contro l’area archeologica viene ripulita e valorizzata, vengono fatti nuovi scavi, a Montalto apre persino un centro di restauro, numerosi servizi su giornali nazionali e televisioni divulgano le bellezze di Vulci. I risultati in termini di visitatori e di ricadute sulla ricettività turistica sono però inferiori alle attese e non proporzionali alle risorse messe in campo, il numero di impiegati viene ridimensionato, la convenzione viene rinnovata nel 2008, il comune di Montalto continua ad impiegare risorse proprie per circa un milione di euro l’anno. Nel 2016 un nuovo cambio di passo: con atto unilaterale il comune di Montalto toglie a Mastarna la gestione del Parco e l’affida a Fondazione Vulci, creata all’uopo. L’inizio è un po’ burrascoso perché il presidente della Fondazione, l’ex Sindaco di Civitavecchia Moscherini, viene arrestato per una questione di appalti relativi a incarichi precedenti. Subentra il dott. Carmelo Messina, che ha il grande merito di capire che lo sviluppo turistico del territorio deve necessariamente andare oltre Vulci, per poter offrire al visitatore un’offerta più vasta ed integrata che lo invogli a prolungare il suo soggiorno. Infatti propone ed in alcuni casi ottiene l’ingresso in Fondazione Vulci di comuni limitrofi (paradossalmente non Canino in cui l’area archeologica ricade in gran parte). Di rilievo è la sua battaglia, purtroppo perduta, per far ritornare a Vulci gli affreschi della Tomba François, una delle opere simbolo dell’arte etrusca, la cui occasionale esposizione nel 2004 portò al castello dell’Abbadia migliaia di visitatori. Le difficoltà cominciano però a farsi sentire, il comune di Montalto vuole ridurre il suo investimento nel Parco, la Regione Lazio non accorda un finanziamento di circa 500.000 euro, infine recenti indagini giudiziarie sulla gestione di Fondazione Vulci sembrano minare definitivamente le fondamenta  dell’attuale gestione dell’area archeologica con evidente grande incognita sul futuro.